FOCUS
Brevi approfondimenti di natura giurisprudenziale e normativa afferenti la circolazione stradale e le norme ad essa collegate
Sezione curata da: Palumbo Salvatore e Molteni Claudio
NEBBIA E TAMPONAMENTI: PERCHÉ RISPETTARE IL LIMITE NON BASTA E QUANDO LA DISTANZA È INSUFFICIENTE
Si entra in un banco di nebbia, le luci del veicolo davanti restano visibili e il tachimetro segna meno del limite. È sufficiente per ritenere adeguata la condotta? La velocità deve consentire di fermarsi nello spazio che si riesce a vedere; la distanza deve consentire di evitare la collisione con chi precede. Sono due verifiche distinte. Seguire le luci di un altro veicolo può dare un riferimento visivo, ma non garantisce che lo spazio disponibile basti quando quel veicolo rallenta o si arresta.
Velocità adeguata: lo spazio visibile può cambiare in pochi secondi
L’art. 141, commi 1 e 2, del Codice della strada impone di adeguare l’andatura alle condizioni concrete, conservare il controllo del veicolo e poterlo arrestare tempestivamente entro il campo di visibilità e davanti a un ostacolo prevedibile. Il comma 3 richiama espressamente, tra le situazioni che richiedono di regolare la velocità, i tratti a visibilità limitata e i casi di insufficiente visibilità per cause atmosferiche.
Il limite indicato dalla segnaletica stabilisce la velocità massima consentita. La velocità concretamente adeguata può essere molto più bassa, anche senza un nuovo cartello. Lo si vede quando, nello stesso tratto, si passa da una visibilità discreta a un banco più fitto: il limite può restare identico, mentre diminuisce lo spazio nel quale il conducente può avvistare la coda e fermarsi. Il fatto che le luci posteriori di un’auto siano ancora distinguibili non dice a quale distanza si riesca a riconoscere un ostacolo privo di luci altrettanto visibili.
Distanza di sicurezza: la regola generale e i minimi speciali
L’art. 149, comma 1, del Codice della strada richiede, durante la marcia, un distacco dal veicolo che precede sufficiente a garantire l’arresto tempestivo e a evitare la collisione. La regola generale non stabilisce una distanza unica in metri per tutti i veicoli o per ogni situazione di nebbia. Contano l’andatura, il tempo necessario a percepire il pericolo e reagire, le condizioni del fondo e la capacità di frenata. Quando la visibilità peggiora, lasciare più spazio aiuta a non dover reagire soltanto all’ultimo segnale proveniente dal veicolo davanti.
I commi 2 e 3 prevedono minimi per casi specifici. I 100 metri riguardano, fuori dei centri abitati, i veicoli appartenenti alle categorie per le quali è stabilito un divieto di sorpasso, nei rapporti tra tali veicoli; la disposizione non opera sui tratti con almeno due corsie per senso di marcia. I 20 metri riguardano invece la distanza dalle macchine sgombraneve o spargitrici in azione. Sono prescrizioni legate a situazioni definite dalla legge, non soglie generali per la guida nella nebbia. Anche quando opera un minimo, la distanza concretamente necessaria per evitare l’urto può essere maggiore.
Lo stesso tratto, due rischi diversi
Si immagini una strada extraurbana con nebbia a banchi e traffico che rallenta a intermittenza. Un conducente può tenersi ben lontano dal veicolo che precede e tuttavia procedere troppo velocemente per arrestarsi davanti a una coda che appare alla fine del tratto visibile. In un’altra situazione può procedere lentamente, ma così vicino al veicolo davanti da urtarlo alla prima frenata. Un distacco adeguato non compensa una velocità eccessiva per la visibilità; una velocità moderata non compensa un distacco insufficiente.
Un esempio puramente illustrativo aiuta a capire perché: a 50 km/h si percorrono quasi 14 metri in un secondo, ancora prima di considerare lo spazio che serve per frenare. Non è una distanza legale né un tempo di reazione attribuibile a ogni conducente. Mostra però quanto spazio si possa consumare mentre si riconosce il pericolo. Inoltre, lo spazio necessario per fermarsi davanti a un ostacolo già immobile non coincide automaticamente con il distacco da mantenere rispetto a un veicolo ancora in movimento: nel secondo caso conta anche come cambiano le velocità dei due mezzi.
Controllo e sinistro: che cosa documentare
La violazione della distanza può essere accertata anche senza collisione. Durante un controllo, è utile indicare come è stata osservata la marcia, per quale tratto, a quale andatura stimata o misurata e in quali condizioni di traffico. Se si indica un distacco, va chiarito se è stato misurato, ricavato da riferimenti oggettivi o soltanto stimato. Una posizione ravvicinata fotografata in un singolo istante, per esempio subito dopo l’inserimento di un altro veicolo nella corsia, può non descrivere da sola il comportamento mantenuto prima e dopo la manovra.
Dopo un tamponamento, il punto d’urto, la posizione dei mezzi e i danni sono dati utili, ma vanno letti insieme alla sequenza: quale veicolo era in movimento, dove iniziava la coda, quali ostacoli erano visibili, se vi siano stati cambi di corsia o urti successivi. Nella nebbia conviene precisare luogo e ora di ogni osservazione: una visibilità rilevata all’arrivo della pattuglia può essere diversa da quella esistente al momento del sinistro. Fotografie, filmati e dichiarazioni possono aiutare a ricostruire quel momento, purché si distingua quanto osservato direttamente da quanto riferito o dedotto.
Sul piano sanzionatorio, il comma 4 disciplina l’inosservanza della distanza; i commi 5 e 6 prevedono conseguenze specifiche quando dalla violazione derivano, rispettivamente, una collisione con grave danno ai veicoli tale da determinare la revisione prevista dalla legge, oppure lesioni gravi alle persone, ferma l’eventuale rilevanza penale. La conseguenza aggravata richiede di collegare l’evento alla violazione accertata. La sola presenza di più veicoli danneggiati non consente di attribuire indistintamente la stessa condotta a tutti i conducenti coinvolti.
Principio operativo e conclusioni
Per chi guida, le due domande da porsi appena la visibilità diminuisce sono: riesco a fermarmi nello spazio che vedo? Ho margine sufficiente se chi mi precede rallenta? Se una delle due risposte è incerta, ridurre per tempo l’andatura e ricostituire il distacco dà più margine per reagire. Per chi accerta, le stesse domande aiutano a separare i fatti rilevanti per la velocità da quelli rilevanti per la distanza e a descrivere le ragioni dell’eventuale contestazione.
Il vantaggio di una regola commisurata alle condizioni effettive è che resta applicabile anche quando la nebbia cambia rapidamente. La difficoltà è ricostruire quelle condizioni con sufficiente precisione. Per questo, in un verbale o in un rapporto di sinistro, indicare che cosa si vedeva, da dove e in quale momento è più utile che limitarsi alla formula «visibilità ridotta».
a cura di Palumbo Salvatore, Sovrintendente Scelto della Polizia Locale di Milano
Avvertenza
Il presente contributo ha finalità di informazione e approfondimento. Le valutazioni espresse sono riferibili all’autore e non impegnano l’Amministrazione di appartenenza. Per l’applicazione ai singoli casi occorre fare riferimento al testo vigente delle disposizioni e alle pertinenti indicazioni delle autorità competenti.
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